Intervista ad un pendolare Torino Milano

by Pendolando on January 11, 2010

Tempo fa una praticante di una scuola di giornalismo mi chiese un’intervista via mail per un pezzo sull’AV Torino Milano che sarebbe dovuto uscire a Dicembre. Di che fine abbia fatto quel pezzo, non ho più saputo nulla, ma visto che l’intervista, seppure rilasciata a metà Novembre, conserva una certa attualità , mi sembra un peccato lasciarla ammuffire nella casella di posta.

Ho deciso quindi di pubblicarla qui sul Blog. Tenete solo a mente che risale al 17-11-2009!!

1) Dove abiti? E come mai vivi a Torino anche se lavori a Milano? Come mai non ti sei mai trasferito a Milano? Motivi economici, sentimentali, pratici, nostalgici, ….?

Dal 2008 ho residenza vicino piazza Adriano. Non è un caso. Sapevamo, già nel 2007, che la nuova stazione AV di Porta Susa sarebbe stata espansa in pratica fino all’altezza di C.so Vittorio Emanuele e che nel giro di qualche anno sarebbe stato possibile raggiungere la stazione in meno di 10 minuti a piedi. Infatti da quando Porta Susa sotterranea è stata aperta (17 Ottobre), l’accesso al treno per milano è stato di fatto avvicinato a casa mia di quasi 1/4 di strada.
Non sono esperto di mercato immobiliare, ma sono sicuro che lo stesso immobile acquistato oggi o nel 2010 potrebbe costare decisamente di piu’ rispetto a quando, nel 2007, chi vendeva non faceva troppo caso alla prossimità strategica con la futura stazione AV.

Vivo a Torino pur lavorando a Milano perchè ho fatto un pò di conti e alla fine mi veniva il segno piu’ con questa opzione, e non solo a livello economico, su tutti i fronti. A Milano non potrei trasferirmi perchè sono troppo abituato alla qualità di vita di Torino, so per certo che non riuscirei a radicarmi in quel territorio e diventerei probabilmente il classico workaholic (quello che non stacca mai dal lavoro, che va agli aperitivi con i colleghi, che non ha altro dio all’infuori del lavoro insomma) che non è il genere di dipendenza alla quale anelo.

Mia moglie Elena, del resto, preferirebbe morire di stenti piuttosto che vivere a Milano, per cui dovrei separarmi, e tornare single come unica possibile via (ahinoi già lungamente solcata sinora) alla Milanesitudine.

A questo aggiungici che a Milano la qualità del lavoro (a differenza della qualità di vita) è estremamente più apprezzata/riconosciuta di quanto non lo sia a Torino, e la scelta del pendolarismo si fa stringente come una tenaglia.

2) Raccontami un po’ com’è la tua vita di pendolare. Sveglia che suona alle ore… Arrivo a Milano alle ore…, ogni quanto ci sono ritardi? il treno è comodo? Sei soddisfatto del servizio?

Uno dei primi pezzi scritti sul mio blog da Elena (che in quanto moglie di un pendolare la sa cmq lunga dato il suo osservatorio particolare) si intitola “24 ore” ed è una parodia un pò estrema e deprimente della giornata tipo di un pendolare: la userei come risposta poetica a questa domanda.
Volendo rendere una risposta piu’ prosaica, presto detto: mi alzo alle 6.15, prendo il treno AV delle 7.26 che dovrebbe arrivare a Porta Garibaldi alle 8.41. Alle 8.47 avrei in teoria un passante che mi riporta indietro esattamente di qualche Km verso torino fino alla stazione di Milano Certosa. Da qui mi aspettano 15 minuti buoni di strada a piedi per raggiungere la sede di lavoro.

Se il passante delle 8.47 però tarda a passare, o se il treno arriva con oltre 3 minuti di ritardo effettivo, scatta l’ancor più ardua opzione della Metro: 3 fermate di Verde + 8 di Rossa + 12 minuti a piedi nella periferia lombarda. Il tutto per essere in ufficio tra le 9.15 e le 9.30 a seconda dei ritardi dei mezzi.
Tempo medio totale di viaggio casa-ufficio: 2h e 20 minuti.

Al ritorno, la sera, il viaggio in metro si allunga di altre 3 fermate per raggiungere l’AV da Milano Centrale delle 18.43, a meno di non voler prendere l’AV da Porta Garibaldi alle 19.13. Ma comunque me la cavo in 2h e 10.

Questa odissea mi tocca farla da Settembre di questo anno, da quando la S.p.A che ha acquisito l’agenzia per cui lavoro ha avuto la brillante idea di abbattere i costi trasferendo la sede “in culo ai lupi” (non ci sono definizioni più accurate per questa locazione). Prima, dal 2006 quando iniziai a pendolare, la sede di lavoro era più centrale e riuscivo a stare anche sotto le 2h di percorrenza.

3) Con l’arrivo della nuova tratta AV, come cambierà la tua routine, secondo te? Vedi un miglioramento all’orizzonte, o anche un peggioramento? E perchè?

Stando ai nuovi orari resi pubblici sul sito di trenitalia, la soppressione della fermata di Porta Susa dalla linea AV comporterà di fatto un grosso svantaggio per tutti coloro che come me, si trovano più distanti da Porta Nuova e facevano affidamento alla vicinanza con Porta Susa. Si prospetta, per me, l’alternativa di tornare ai regionali o agli EuroStar City, se non fosse che di questi treni per ora non si sa ancora nulla (17-11-09).

Se Trenitalia decidesse di rivedere questa scelta infelice, e mantenesse la fermata di Porta Susa, sicuramente sarebbero in molti a darsi all’Alta Velocità pagando volentieri un abbonamento anche salato.

4) Pensi che con l’AV i pendolari aumenteranno? per esempio fra gli studenti torinesi, che anzichè pagare 500 euro un posto letto a milano preferiranno pendolare?

Aumenteranno certamente i pendolari e non penso tanto agli studenti (a parte pochi privilegiati non credo la maggior parte possa permettersi abbonamenti che si prevede costeranno tra 250-280 euro minimo cui va aggiunto il trasporto locale) quanto a chi già sta nel mercato del lavoro o chi sta per entrarci e vedrà la possibilità di prendere il meglio da due città (il lavoro da milano e la qualità di vita di Torino) scartando via il peggio di entrambe (la mancanza di lavoro di Torino, la bassa qualità di vita di Milano) al prezzo di un paio di ore al max di spostamento complessivo quotidiano.

Anche solo da quel piccolo osservatorio che è il mio blog, registro un costante incremente di richieste di informazione sugli abbonamenti AV torino milano e la partecipazioni diretta di persone che si dichiarano “futuri pendolari” a partire dal 2010. La soppressione inaspettata della fermata di Porta Susa segna però certamente una battuta di arresto in questo trend di crescita e di entusiasmo per l’Alta Velocità.

Altre domande (proposte da me medesimo):

6) Qual’è la cosa che trovi più difficile/faticosa della tua vita di pendolare di lungo corso (over 4 ore ) ?

Viaggiare in treno è di per sè la parte meno problematica in assoluto per me. Di fatto è una cosa che mi è sempre piaciuta, aiuta a prendere le distanza (dal lavoro, come dalle afflizioni familiari) e consente addirittura di ritagliare uno spazio di libertà che magari sarebbe più difficile trovare altrimenti stando in famiglia (puoi guardarti un film, leggere un libro, video-giocare, navigare sul web, curare il tuo blog, riflettere sulla tua vita, etc..).

Trovo di gran lunga più stressante lo spostamento in Milano per raggiungere l’ufficio, che l’andare da Torino a Milano. Viaggiare diventa stancante e difficile solo in caso di disservizi/ritardi (che purtroppo sono abbastanza frequenti anche su AV).

In definitiva comunque la difficoltà che sento maggiore della mia vita da pendolare non è tanto data dal viaggiare, quanto dall’impatto limitante che questo ha sulla vita familiare. Lo stare fuori di casa dalle 7 del mattino alle 20-21 di sera da Lunedi a Venerdi, porta inevitabilmente dei problemi/attriti, sensazioni di “scollamento” e di mancanza di partecipazione alla conduzione della vita familiare.
Da quando ho un bambino poi, questa cosa si fa evidentemente più pressante ed è qui che di fatto “pago più amaramente” la scelta pendolare.

7) Qual’è la sfida maggiore cui è chiamato il pendolare?

Secondo me, la sfida più grande per il pendolare è quella di mantenere la propria umanità. Il pendolare italiano è sottoposto ad un bombardamento quotidiano di tanti piccoli disagi e frustrazioni che, presi singolarmente sono innocui, ma assunti in dosi costanti e massicce hanno il potere di logorare, scoraggiare, alienare l’essere umano. Si rischia di diventare gente incarognita, che viaggia col pilota automatico.

Liberarsi dell’identità di “pendolare”, togliere il pilota automatico per tornare ad essere semplicemente uno che viaggia, è forse la sfida più grande cui è chiamato secondo me il pendolare.
Dopo la ricerca di un lavoro più vicino a casa, ovviamente. :-)

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ele January 14, 2010 at 1:05 am

la prego dica alla giornalista che qual’è si scrive qual è

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spery January 12, 2010 at 3:11 pm
Roberto-Admin January 12, 2010 at 7:33 pm

No Spery quella è un’altra intervista, fatta in tempi molto più rapidi e con giornalista molto meno “sbadata” dell’altra… 😉

caterina January 11, 2010 at 7:49 pm

Ora che è passato Natale i giornali hanno smesso di scandalizzarsi per il mal funzionamento dell’AV.

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